Birra Pasqui è il nome contratto della "Premiata Fabbrica di Birra Gaetano Pasqui - Forlì", attiva nel capoluogo romagnolo fin dal 1835.
A quell'anno Gaetano Pasqui è birraio.
Il giovane, di Forlì (dove era nato nel 1807), oltre a mettere in piedi un'Agenzia di macchine e strumenti agrari, avviò la "Premiata Fabbrica di Birra Gaetano Pasqui - Forlì" che produsse decine di migliaia di bottiglie fino al 1879.
La piccola fabbrica, situata nella periferia forlivese, avviò una prima produzione con luppoli d'importazione; successivamente, dal 1847, scommise sul luppolo selvatico italiano. Così, specialmente negli anni Sessanta dell'Ottocento, la Birra e il luppolo Pasqui furono premiati a Forlì, Firenze e Londra, e si distinsero, pertanto, anche all'estero (come ad Haguenau, in Alsazia, nel 1867).
I discendenti diretti di Gaetano Pasqui si estinsero con la morte della figlia Ottavia, nel 1933.
Sette generazioni dopo, i discendenti diretti del fratello maggiore di Gaetano, Giovanni Pasqui, ram attualmente presente a Forlì, su idea e iniziativa di Umberto Pasqui, dal 2016 hanno ripreso in mano la "fabbrica" (come beerfirm) riproducendo alcune ricette, tra cui Livia e Claudia.
Livia è il nome poetico di Forlì e quello della primogenita di Gaetano.
Claudia, inoltre, era un'altra figlia di Gaetano.
Essendo nata per l'estro di un piccolo imprenditore di provincia, la Birra Pasqui non ha potuto rivaleggiare con i grandi gruppi industriali e, a poco a poco, l'esperienza (fino a prova contraria la più antica birra artigianale italiana) è terminata con la morte del fondatore per poi rinascere nel ventunesimo secolo grazie agli stessi familiari.

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